Facebook sarà la prossima stella del Nasdaq, dopo Google? È probabile. Ma Facebook non vuole stringere i tempi, vuole arrivare in Borsa “preparata”, per non fare la fine della bolla delle Dot.com (uno spettro che dal 2000 aleggia sul Nasdaq ogni volta in cui si affaccia una nuova azienda “non tradizionale”).
«Prima o poi avvieremo un’offerta pubblica perché ciò costituisce una condizione del contratto che abbiamo con i nostri investitori e impiegati. Non abbiamo però alcuna fretta» ha precisato nel corso di una intervista Zuckerberg, sottolineando l’importanza di procedere con tutte le cautele del caso per modificare gli assetti raggiunti e mettere a disposizione i propri pacchetti azionari sul mercato. Il primo responsabile del social network ha poi aggiunto: «Se non hai bisogno di un dato capitale, allora le pressioni sono diverse e le motivazioni per avviare un’offerta pubblica assumono un peso differente».
La crescita del social network negli ultimi anni è stata esponenziale e non accenna a diminuire: il blog InsideFacebook.com prevede che nell’anno in corso la società possa raggiungere 1 miliardo di dollari di fatturato. Gli iscritti sono già più di 400 milioni.
Gli analisti sono convinti che l’aver dimostrato di saper monetizzare così bene il traffico generato dai 400 milioni di utenti registrati al portale renda la quotazione in borsa un successo assicurato.


«La natura dei social network crea aperture vulnerabili agli attacchi, espone informazioni non necessarie agli avversari ed è un facile canale per la fuga di notizie, che rischia di compromettere la sicurezza operativa, delle comunicazioni e del personale», si spiegava nell’ordine diffuso ai Marines.
Google, infatti, sembra avere a disposizione un numero minore dei contenuti rispetto a Bing, ma la scelta appare comunque mirata. Quel che Google va a portare sul proprio motore di ricerca (nell’apposito box destinati ai contenuti provenienti dai social network) è infatti un estratto di quanto ricavato non tanto dagli aggiornamenti di status degli utenti, ma piuttosto dalle cosiddette “fans page” (qui quella di Webnews.it). La differenza è importante ed il distinguo è significativo.
“Provo a sintetizzare l’enorme importanza di questa integrazione in un massimo di 140 caratteri: apri la porta sul mondo social. Grazie a Yahoo! puoi trovare le esperienze personalmente più rilevanti per te – ha spiegato Bryan Lamkin, vicepresidente dell’azienda di Sunnyvale – Semplifichiamo, inoltre, la vita online degli utenti, collegando i mondi delle loro esperienze al mondo stesso, per renderli più facilmente accessibili”.logo%20facebook.jpg)
E’ un account ‘verificato’, cioè gestito davvero dal Dalai Lama (o dal suo staff). Una precisazione doverosa, perché lo scorso anno con lo stesso nome era stato aperto un profilo finto, e proprio la creazione di profili ‘falsi’ di celebrità ha portato Twitter a offrire la possibilità di account ‘verificati’.
Insomma, se prima per scoprire se una persona era “interessata” bastava invitarla a ballare, oggi sembra più semplice comunicare tramite un server a migliaia di chilometri di distanza con qualcuno seduto di fronte a noi; ma se serve a trovare l’amore, anche Flitter va bene.
“Owen ha accettato una incredibile sfida nel lavorare per rifocalizzare e rivitalizzare MySpace, e recentemente il business ha mostrato segni molto positivi come risultato del suo lavoro scrupoloso”, commenta Jon Miller, chairman e CEO di Digital Media in News Corp . “Tuttavia, parlando con Owen delle sue priorità sia personali che professionali per il futuro abbiamo entrambi concordato che fosse meglio per lui dimettersi in questo momento”.