Il CdM ha approvato il tanto discusso Decreto Romani sulla regolamentazione dell’Audiovisivo, ma epurando il nuovo testo dai riferimenti al mondo Internet che minacciavano di mettere a rischio la libertà di espressione in Rete censurando blog, web TV, giornali online e siti d’informazione.
Nel decreto si legge ad esempio che sono esclusi dalla nuova normativa “i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse”.
Inoltre, con le modifiche seguite alle osservazioni di Agcom e alle numerose contestazioni, il testo che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi esclude esplicitamente (evitando così la confusione precedentemente creata) blog, giornali online, siti Internet tradizionali e motori di ricerca.
Specificherebbe meglio, insomma, “a quali servizi audiovisivi deve essere applicata la disciplina prevista dalla direttiva, con un elenco dettagliato delle attività escluse”.
Se dunque l’unica a doversi ora preoccupare sembra essere Sky – che vedrà contrarsi la pubblicità – com’era fin dall’inizio sarà il caso di analizzare con calma e attentamente il testo del decreto.

Se torniamo a soli 4 anni fa, correva l’anno 2006, il 28% dei ragazzi tra i 12 ed i 30 anni, curava un suo personale blog. Ora siamo scesi al 14 – 15%. I giovani sono emigrati su Facebook, dove è possibile scrivere sempre ciò che si vuole, commentare ciò che dicono gli altri, discutendone, caricare online foto e video, ritrovare dopo anni amici in tutto il mondo. In pratica, su Facebook è “fare tutto” il grido di battaglia. Sembra anche che le sempreverdi e-mail stiano perdendo fascino, messe in disparte dai messaggi di posta dei social network..















