Viacom, il colosso degli editori americani proprietario, tra l’altro, di MTV e Paramount Pictures, ed il portale di sharing YouTube sono giunti ai ferri corti pubblicando alcune memorie che verranno utilizzate dai giudici sulla controversia in corso dal 2007.
Il procedimento è iniziato nel 2007, quando Viacom ha trascinato YouTube in tribunale con l’accusa di favorire la visualizzazione di contenuti protetti da copyright in modo da attirare utenza. Contenuti che, affondava Viacom, potrebbero essere stati caricati dagli stessi dipendenti del colosso del video sharing.
Google stessa, dal momento dell’acquisto del sito, non avrebbe fatto altro che assecondare tali comportamenti pregressi: YouTube, a parare di Viacom, non sarebbe che un “ladro legalizzato che permette di pubblicare materiale rubato”.
Il resto delle presunte scappatelle suggerite da Levine sono un po’ meno da film di spionaggio. Per esempio, il legale afferma che “Viacom regolarmente lasciava visibili le clip caricate su YouTube dagli utenti comuni”, osservando che il presidente di Comedy Central e di MTV Networks volle che video estratti da The Daily Show e The Colbert Report rimanessero sui server di YouTube.
La causa intentata da Viacom è considerata anche un test per il Digital Millennium Copyright Act (DMCA), che secondo YouTube la proteggerebbe dalle accuse.
La legge punisce la produzione di tecnologia per eludere le misure anti-pirateria, limitando al tempo stesso la responsabilità dei provider di servizi online per le violazioni di copyright da parte degli utenti
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