Motorola ha annunciato che i suoi smartphone basati sul sistema operativo Android di Google che saranno lanciati in Cina a a partire da questo trimestre avranno i servizi Bing di Microsoft prenstallati.
Più esattamente, i dispositivi Android di Motorola che saranno venduti in Cina useranno i servizi Search e Maps di Bing di default, invece di [...]
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La caratteristica principale del nuovo nüvi 1490TV di Garmin è il ricevitore DVB-T integrato, (Digital Video Broadcasting – Terrestrial), nome con il quale il consorzio europeo DVB indica la modalità di trasmissione televisiva digitale terrestre.
Lo schermo da 5 pollici e il design tipico lo rendono fra l’altro comodo da installare in qualsiasi parte della macchina, [...]
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Secondo quanto rivela Pedro Bustamante, ricercatore di Panda Security, Vodafone avrebbe immesso sul mercato europeo alcuni modelli di HTC Magic Android-powered contenenti codice malevolo.
Il fatto di essere basato sul sistema open source Android non sembra aver salvato lo smartphone dalle infezioni di malware orientato al mercato mobile, tanto che l’HTC Magic in oggetto conteneva ben tre diversi codici malevoli noti tra i ricercatori di sicurezza.
Sul telefonino Panda Security ha rinvenuto un client della botnet Mariposa, la stessa che è stata recentemente decapitata con l’arresto dei suoi gestori. Nel caso specifico il bot faceva riferimento a centri di comando&controllo e “admin” differenti, mentre rimaneva invariata la capacità di far danni con l’attesa di istruzioni da remoto e il furto di informazioni dell’utente.
Una volta lanciato l’eseguibile, il file tenta di contattare server remoti a cui è deputata l’azione maligna che la botnet intende portare a segno. Con buona probabilità, spiega il team, il file tenta di scaricare le credenziali dell’utente per l’invio ad un server di raccolta per un successivo trattamento o commercializzazione del materiale reperito.
L’ipotesi dei ricercatori su come questi malware abbiano potuto infestare gli smartphone contempla la presenza di Pc infetti nella linea di produzione degli smartphone.
Il pericolo per gli utenti è limitato dal fatto che Android è un sistema basato su Linux: finché non si connette il telefono a un Pc con Windows non si corrono rischi, ma dopo il collegamento cominciano i guai.
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E’ stato identificato dalla polizia postale di Catania l’autore della pagina intitolata “Giochiamo al bersaglio con i bambini down”, apparsa nei giorni scorsi sul social network “Facebook”. Si tratta di un ragazzo cingalese di 19 anni, affetto da disturbi comportamentali e sottoposto a trattamento ed assistenza psichiatrica. Il cingalese, identificato nella sua abitazione presso Roma, ha ammesso le proprie responsabilità.
Il gruppo-choc era apparso nel Febbraio scorso su Facebook, ed era intitolato «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down: è l’unica fine che meritano questi parassiti», che aveva come ‘logo’ la foto di un neonato disabile con la parola ‘scemo’ scritta sulla fronte e che in pochissime ore era riuscito a raccogliere oltre 1.300 iscritti.
Il gruppo ‘Tiro al bersaglio con i bambini down’ è stato chiuso qualche giorno fa, a distanza di poche ore dalla sua apertura, grazie all’indignazione sollevata sia nel popolo della rete che in alcuni esponenti politici.
Secondo Antonio Apruzzese, direttore della Polizia postale e delle comunicazioni, in realtà «l’obiettivo del cingalese era soltanto quello di creare scalpore per gareggiare con gli amici a chi organizzava gruppi che creavano più scandalo».
Per gli investigatori, a spingere il diciannovenne «non c’era alcun preconcetto specifico contro le persone down, ma soltanto il desiderio di ottenere il maggior numero di iscritti al suo forum». «E l’obiettivo è stato raggiunto – osserva Apruzzese – anche se, per fortuna, la maggior parte degli iscritti si scagliava contro l’iniziativa»
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Nella giornata di ieri, Intel ha reso disponibile il nuovo processore Intel Atom N470, destinato specificamente all’impiego su sistemi mobili e capace di lavorare ad una frequenza di 1,83 GHz.
Uno degli aspetti fondamentali di questo modello è il consumo pari ad appena 5,5 W che, abbinato all’efficienza della piattaforma Pine Trail, potrebbe portare ad interessanti valori per quanto riguarda l’autonomia, aspetto critico per sistemi votati alla piena mobilità.
Inoltre Pineview integra il controller grafico GMA 3150 sullo stesso chip e supporta l’hyperthreading.
La GPU è quindi un modello GMA 3150, mentre il memory controller integrato è compatibile con memoria DDR2. A differenza delle precedenti piattaforme Atom quella della serie Pine Trail porta una semplificazione della scheda madre, in quanto l’architettura del chipset abbinato al processore è a singolo chip e non più con north e south bridge come con la prima serie di processori Atom.
Le specifiche tecniche indicano una frequenza di clock di 1,83 GHz, architettura single core con tecnologia HyperThreading, cache L2 da 512 Kbytes e supporto a memoria DDR2 sino alla frequenza di clock di 667 MHz.
Va ricordato come della famiglia Atom facciano parte anche il D410 e il D510 (dual-core), dedicati soprattutto ai PC desktop small-form factor di fascia economica.
I produttori non soddisfatti delle performance del core grafico X3150 avranno presto la possibilità di affiancare agli Atom di ultima generazione con il system on chip ION2 di Nvidia, capace di supportare i video 1080p e di fornire migliori performance nella grafica 3D.
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Nelle scorse ore è stata ufficializzata da entrambe le parti l’acquisizione di Picnik da parte di Google. Per il momento non si hanno particolari relativi ai termini economici dell’accordo e mancano anche i dettagli operativi della questione.
Per il momento dalle FAQ disponibili qui si apprende che per l’utente finale poco cambia: i servizi online continueranno ad essere raggiungibili e quanto fino ad oggi fatto con le risorse di Picnik potrà essere modificato o cancellato. Inoltre, pare che il team di sviluppo si trasferirà a Mountain View.
Proprio grazie alle avanzate funzionalità in ambito video offerte agli utenti, tempo fa Flickr lo scelse come servizio di editing delle immagini di default.
Brian Axe, Product Management Director di Google, nel suo post non ha reso noti i termini dell’accordo, ma non vi dovrebbero essere, almeno per il momento, variazioni nel nome, nelle funzionalità o nelle partnership attualmente in essere.
Quando Google e Yahoo! si ritrovano nella stessa frase si tratta solitamente di episodi che evidenziano la storica rivalità tra Sunnyvale e Mountain View. Certo l’acquisizione è stata solo annunciata e ci vorrà del tempo affinché si manifestino gli eventuali cambi di rotta decisi da Google per Picnik, tuttavia proprio gli ormai ex-gestori del servizio hanno precisato che, almeno per ora, gli utenti non noteranno alcun cambiamento e che le varie partnership stipulate con siti come Flickr verranno mantenute.
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Apple ha citato in giudizio HTC per l’infrazione di 20 brevetti relativi all’interfaccia utente, l’architettura e l’hardware dell’iPhone. La casa di Cupertino ha depositato la denuncia presso la International Trade Commission e la Corte del Distretto del Delaware. Al momento non ci sono dettagli sui brevetti infranti.
Apple, che ha dato il via alla diffusione dei cellulari touchscreen con il lancio dell’iPhone nel 2007, ha spiegato che la compagnia è stata citata in giudizio anche della International Trade Commission americana e dal Tribunale distrettuale del Delaware. Htc produce cellulari touchscreen, molti dei quali funzionano con il sistema operativo Android di Google.
Steve Jobs ha dichiarato: “Possiamo stare a guardare i concorrenti che rubano le nostre invenzioni brevettate o fare qualcosa. Abbiamo deciso d’intervenire. Pensiamo che la competizione sul mercato sia una buona cosa, ma i nostri concorrenti dovrebbero creare le loro tecnologie, non rubare le nostre”.
Va ricordato che Apple e Nokia non se le mandano a dire da mesi: la battaglia a colpi di brevetti (iniziata da un’agguerrita Nokia contro l’iPhone, ma poi proseguita da Apple contro i dispositivi Nokia) ha visto Apple chiedere lo stop delle importazioni negli Usa dei cellulari e smartphone targati Nokia. L’escalation “quasi militare” fra Apple e Nokia, complice la rivalità nel (pur fiorente) mercato smartphone, ha assistito all’attacco iniziale di Nokia, ottenendo come risposta una controdenuncia da parte di Apple.
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Risolto il bug delle PlayStation 3 vecchie (non in formato slim) che ha tenuto bloccati molti giocatori in tutto il mondo, impossibilitati a connettersi alla PlayStation Network di Sony.
Lo scorso fine settimana gli utenti delle PlayStation 3 di prima generazione con disco da 20 a 160GB, tranne quelle Slim per intendersi, hanno avuto seri problemi con la propria console. Essi si sono visti “recapitare” un errore indicato dal codice 8001050F che ha bloccato la connessione al Playstation Network Service con la conseguente impossibilità di giocare. Il problema, come confermato da Sony stessa, è ormai risolto e la sua origine è da ricercare nel fatto che la console ha scambiato il 2010 per un anno bisestile passando ad un 29 Febbraio che a tutti gli effetti non esiste! Tutti coloro che stanno ancora sperimentando l´errore possono perciò provare a rimettere a posto la data manualmente.
Ormai siamo al 2 marzo e il problema si è risolto da sé; i possessori possono connettere nuovamente le console a Internet e dalla rete riceveranno la data corretta. Qualora ciò non dovesse succedere (può capitare, sostiene Sony) gli utenti dovranno sistemare le impostazioni manualmente.
È augurabile che dal Giappone arrivi al più presto (diciamo entro il 2012) un aggiornamento del firmware che insegni alle PlayStation 3 a riconoscere i veri anni bisestili.
Ecco il comunicato della Sony:
“Abbiamo appurato che l’orologio incorporato nei modelli di PS3 non facenti parte della categoria slim ha erroneamente conosiderato il 2010 come anno bisestile. Una volta cambiata la data dell’orologio interno dal 29 febbraio all’1 marzo (entrambi GMT), abbiamo verificato che i problemi si sono risolti e che gli utenti sono in grado di usare le loro PS3 normalmente.
Se l’orario visualizzato sulla XMB è ancora errato, gli utenti possono impostare data e ora manualmente o attraverso internet. Se avremo nuove informazioni, vi aggiorneremo attravarso il Blog o PlayStation.com.
Ci scusiamo per qualsiasi inconveniente che questo problema possa aver causato.”
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Anche se in realtà sono di fatto già pensionate, visto che le loro rispettive presenze contano ormai poco o niente a livello di traffico, arriva un nuovo monito ufficiale per il loro definitivo abbandono.
YouTube infatti non supporterà più Internet Explorer 6. Dopo Google Sites e Google Docs, anche il più popolare servizio video del mondo chiude la porta in faccia al vecchio browser Microsoft. Per continuare a vedere i video, si dovrà aggiornare il browser.
YouTube ha comunicato che, a partire dal 13 Marzo, terminerà il supporto del sito agli utenti utilizzanti Internet Explorer 6. La cosa non impedirà la visualizzazione dei filmati da parte degli utenti, ma imporrà altresì un avviso che consiglia il passaggio a browser più aggiornati.

Non solo: Google non assicura che future funzioni integrate nel servizio saranno in grado di funzionare con il vecchio browser, forzando così la situazione in favore degli strumenti di navigazione più aggiornati. Il cambiamento non grava peraltro soltanto su IE6, ma va ad influire anche su tutte le versioni precedenti ai vari Mozilla Firefox 3.0, Google Chrome 4.0 e Safari 3.0.
Appare ovvio far notare che non siete affatto costretti ad un upgrade del vostro Browser. Google fa il proprio gioco che è differente da quello dei consumatori. Informiamo chiunque che Windows XP e Internet Explorer 6 sono supportati fino all’8 Aprile 2014. La decisione come sempre è quella degli utenti, siete voi a decidere cosa fare e quando fare.
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