Archivi per la categoria ‘Server’

Gateway passa all’Opteron 6100

31 mar 2010

È dal 2008 che Amd ha indicato il 2010 come l’anno delle Cpu a 12 core basate sull’architettura Magny-Cours e finalmente le promesse sono divenute realtà con la presentazione dei processori Opteron serie 6100

L’Opteron 6100, che fa parte della neonata piattaforma 6000 Series, è stato lanciato in 10 varianti da 8 o 12 core dotati di differenti thermal design power (TDP): 65 watt per le versioni HE, 80 watt per le versioni standard, e 105 watt per quelle SE (per il momento una soltanto). I prezzi all’ingrosso vanno dai 455 dollari del modello eight-core 6124 HE ai 1386 dollari del modello twelve-core 6176 SE.

Rispetto alle serie precedenti c’è il passaggio da tre a quattro collegamenti HyperTransport 3.0 nell’architettura punto-punto del processore. Direct Connect Architecture 2.0, inoltre, migliora la comunicazione in ambito multisocket tra i processori.

Le CPU saranno usate nei server di HP, Dell, Acer, Cray e SGI. AMD ha concluso la presentazione affermando che la piattaforma con socket G34 sarà compatibile con le future CPU Opteron a 32 nanometri, basate su architettura Bulldozer.

Insieme agli Opteron 6100 è stata preannunciata la più economica serie 4000, che includerà solo modelli eight-core con supporto ad un massimo di due socket.

La risposta di Intel all’Opteron 6100 dovrebbe arrivare domani con il lancio di Nehalem-EX, il primo Xeon a otto core.

Dopo Google tutti scappano dalla Cina

28 mar 2010

Dopo Google, un secondo gigante americano lascia il mercato cinese. Christine Jones, direttore legale dell’azienda, afferma che dopo il recente rafforzamento delle misure di protezione sui domini .cn, Go Daddy non vuole e non può sostituirsi ad un “agente del governo cinese”.

Fin dallo scorso mese di dicembre, le autorità cinesi hanno imposto a tutti gli internauti, residenti in Cina che volessero registrare un dominio, di fornire la propria fotografia, il codice fiscale o di P.iva e molti documenti firmati, oltre alle informazioni abituali (quali nome, indirizzo, numero di telefono, indirizzo posta elettronica).

Sia GoDaddy che Network Solutions sono due grosse realtà impegnate nella registrazione di domini internet, dopo aver operato da tempo in Cina, entrambe le aziende hanno deciso di abbandonare quel Paese per non sottostare più alle imposizioni ed alle richieste avanzate dal governo di Pechino.

In aggiunta a tutto ciò, GoDaddy lamenta una crescita notevole degli attacchi Ddos portati ai siti cinesi classificabili come “scomodi” da indirizzi Ip provenienti dallo stesso Paese ed esprime infine perplessità circa i sistemi di censura della Rete (di cui la raccolta di informazioni così dettagliate sui registrant è solo un esempio) che il governo cinese pretende.

Per quel che riguarda Dell, viene riportata su molti quotidiani online la una dichiarazione di Michael Dell, fondatore dell´azienda, secondo cui saranno presto spostati capitali e attrezzature per un valore di 25 miliardi di dollari dalla Cina all´India in quanto la prima non garantirebbe più un adeguato sistema legale sicuro e favorevole all´industria.

Nokia acquista Novarra

28 mar 2010

Il colosso dei telefonini Nokia si migliora nel campo della navigazione in internet. La società finlandese ha infatti annunciato la sigla di un accordo per l’acquisto del 100% della statunitense Novarra, un provider di browser mobile e piattaforme di servizi con più di 100 dipendenti.

Scopo dell’operazione, si legge in una nota del primo produttore di cellulari al mondo, quello di migliorare la navigazione sul web attraverso i propri telefonini. Nokia spera che l’apporto di Novarra sia tangibile già entro la fine dell’anno.

I concorrenti di Novarra, tra cui Opera e Myriad, si stanno progressivamente orientando verso la vendita agli operatori telefonici, che giocano un ruolo dominante nella distribuzione dei telefoni.

Nokia non ha comunicato il valore dell’accordo di acquisto dell’azienda che impiega oltre 100 persone, aggiungendo solo di sperare di concludere l’accordo entro fine Giugno.

“La connessione del prossimo miliardo di persone al web – ha commentato il vicepresidente di Nokia servizi Niklas Savander – avverrà principalmente tramite dispositivi mobili e quindi garantire una connessione ottimale sui nostri prodotti diventa basilare nella nostra strategia. La tecnologia dei servizi internet di Novarra è quella utilizzata nella piattaforma mobile più diffusa al mondo, quella della serie 40 di Nokia,e ci permetterà di raggiungere il nostro obiettivo di rendere sempre più competitive le nostre attività in questo settore”.

Google dirotta utenti su Hong Kong

24 mar 2010

Dopo l’annuncio la conferma ufficiale: Google aggira la censura di Pechino dirottando gli utenti sul proprio sito di Hong Kong che fornirà risultati non filtrati. La decisione arriva dopo una lunga querelle con il Governo cinese, con attacchi di hacker e appelli della Casa Bianca.

L’escamotage messo in atto da Google è forse peggiore (per la Cina) della promessa di chiusura di google.cn avanzata nei giorni scorsi.

Gli utenti cinesi che digiteranno google.cn si ritroveranno, in automatico, su Google.com.hk con sede ad Hong Kong. Al momento alcune pagine vietate dal governo cinese continuano a non essere visualizzate, ma non è detto che un domani tutti i filtri possano venire esclusi.

Dopo il secco “no” da parte del governo, tutto sembrava far presagire una fuoriuscita di BigG dalla Cina, nonostante la perdita di 600 milioni di dollari pronosticata dagli analisti finanziari. Così è stato: gli uffici di Google vedranno notevolmente ridimensionata la propria attività in vista di una chiusura completa delle operazioni, che dovrebbe avvenire il 10 Aprile.

Pur essendo convinta della validità legale della sua decisione, Google ne richiede il rispetto da parte del Governo cinese, ben consapevole che questi possa in qualsiasi momento bloccare l’accesso ai suoi servizi.

Google dice addio alla Cina?

20 mar 2010

La notizia è di quelle “shock”: Google potrebbe abbandonare la Cina già dal prossimo 10 aprile. La fonte è “China Business News” che ha riferito di aver ottenuto quest’informazione da un dipendente di Google che preferisce restare anonimo.

L’annuncio ufficiale dovrebbe essere diffuso il giorno 22 marzo e in tale data anche i dipendenti della filiale cinese sapranno il proprio destino, anche se pare siano già previste varie opzioni di ricollocazione. C’è da scommettere che nell’annuncio ufficiale Google non eviterà ulteriori stoccate al governo cinese, infatti ormai le strade della diplomazia sono giunte a un vicolo cieco.

L’ultima provocazione, lo scorso week end. Li Yizhang, ministro dell’informazione e della tecnologia, aveva avvertito Google: “ci saranno serie conseguenze, se Google non rispetterà le leggi e le nostre regole”. Aggiungendo : “Se insistete ancora a voler sfidare le leggi cinesi, lo ripeto: vi comportate in modo ostile e irresponsabile”.

Secondo alcune indiscrezioni sembra che solo “google.cn” verrà chiuso mentre potrebbero rimanere in loco alcune attività legate alla raccolta pubblicitaria internazionale, allo sviluppo della telefonia mobile e dei browser legati all’azienda.

Le avvisaglie di questa decisione (qualora verrà confermata), si sono avute già nei giorni corsi tramite alcuni articoli riportati dal Financial Times, che vedevano Google al lavoro per mettere a punto un piano d’uscita dalla Cina.

Hacker, ancora grane per utenti di Facebook

19 mar 2010

Secondo le stime di McAfee, sarebbero 400 milioni gli internauti che rischiano di trovare il proprio computer “infettato” attraverso la posta elettronica, ovvero tutti gli utenti che hanno un account su Facebook. Sarebbero già decine di milioni i messaggi di spam inviati in Europa, Stati Uniti e Asia da martedì, quando ha avuto inizio l’attacco.

Il virus rilevato da McAfee è una vecchia conoscenza che ora torna a far parlare di sé grazie ad una nuova ondata di diffusione via e-mail. Gli utenti vengono avvisati con un messaggio proveniente da Facebook.com (ovviamente falso) che avverte della necessità di reimpostare la password personale.

Marcus, esperto di sicurezza McAfee, ha affermato che dopo essersi installato, “il virus password stealer può potenzialmente accedere a qualsiasi combinazione di username e password presente sul computer, dalle informazioni bancarie ai dettagli di accesso alle e-mail.”

L’obiettivo degli hacker non è la password per accedere a Face book, ma tutte le combinazioni di username, informazioni bancarie e dettagli di accessi alle e-mail presenti sul computer dei 400 milioni di utenti. Sarebbero già decine di milioni i messaggi spam inviati nelle 48 ore di diffusione del virus, destinato ad allargarsi ancora maggiormente.

Facebook, dal canto suo, si è limitato a dire che sta provvedendo ad aggiornare i propri sistemi e ha consigliato ai propri utenti di prestare molta attenzione alle false e-mail.

Il 30% degli utenti pagherebbe per le notizie online

18 mar 2010

Pagare per le notizie online non dispiacerebbe a più del 30% dell’utenza mondiale. Secondo l’ultima indagine di Nielsen (Global Survey 2009) condotta in Europa, Asia/Pacifico, Medio Oriente/Africa/Pakistan (MEAP), America Latina e Nord America, il 34% degli intervistati pagherebbe per leggere i quotidiani mentre il 39% per leggere le riviste.

Secondo quanto emerge dalla ricerca, molti consumatori sarebbero quindi disposti a pagare per i contenuti online. Un terzo di tutti gli intervistati nei 52 Paesi afferma, infatti, che potrebbe considerare l’idea di pagare per accedere ai siti dei principali quotidiani online. Il 58% afferma di essere contrario, mentre l’8% ha già pagato per l’abbonamento a quotidiani online.

Ciò che sorprende, anche se solo fino ad un certo punto, è che nel 34% dei favorevoli si ritrovano soprattutto utenti al di sotto dei 35 anni a dimostrazione che, la qualità delle informazioni e dei servizi ad esse allegati offerti sul web, sono una priorità per i più giovani.

Facendo un rapido calcolo ed una considerazione sulla qualità dell’informazione offerta dalle testate “tradizionali” del nostro paese, il 92% degli intervistati non sarebbe assolutamente disposto a sborsare un cent per poter leggere le news quotidiane.

Metà degli intervistati potrebbe pagare spettacoli teatrali, musica, giochi, video professionali, compresi anche spettacoli televisivi attuali e riviste.

Grisham si converte al Kindle

18 mar 2010

Faceva parte della schiera dei riluttanti, John Grisham. Di coloro che all’e-book dicevano un no secco, nel timore che i libri elettronici possano un domani decretare la fine delle tradizionali librerie e rendere difficile la vita agli scrittori emergenti.

John Grisham è uno scrittore di fama internazionale, visto che in alcuni casi i suoi libri sono diventati film importanti, basti pensare a “Il socio” interpretato da Tom Cruise, “L’uomo della pioggia” con Matt Damon, “Il rapporto Pelican” in cui hanno recitato la splendida Julia Roberts e Denzel Washington, “Il clinete”, film straordinario con Tommy Lee Jones e Susan Sarandon.

Grisham aveva posto il veto agli e-book perché temeva che il libro digitale mandasse in soffitta le tradizionali librerie e diventasse un ostacolo al successo di nuovi scrittori. Ma l’online (anche in campo musicale) finora ha fatto da volano alla promozione delle new entry.

Secondo le statistiche di International Digital Publishing Forum, l’intero ammontare dei proventi dalle vendite di e-book negli Usa è più che triplicato nell’ultimo trimestre 2009 a 55,9 milioni di dollari rispetto ai 16,6 dello stesso trimestre 2008.

Twitter sta per diventare onnipresente

17 mar 2010

Twitter annuncia il lancio di una piattaforma che permetterà agli sviluppatori web, di integrare con facilità, dentro i loro siti, la voce “tweets”.

Il CEO di Twitter Evan William ha infatti annunciato la piattaforma @anywhere, presentandola come un metodo per inserire link e dati Twitter su siti di partner: in pratica si tratta della possibilità di aprire una finestra all’interno della pagina visitata che riproduce l’interazione di Twitter, senza bisogno di collegarsi con twitter.com.

Per il lancio di Twitter @Anywhere saranno disponibili partnership con Amazon, AdAge, Bing, Citysearch, Digg, eBay, The Huffington Post, Meebo, MSNBC.com, The New York Times, Salesforce.com, Yahoo! e YouTube.

A margine dell’intervendo a SXSW 2010 Evan Williams è stato intervistato da Mashable.com e ha chiaramente fugato ogni dubbio in merito a voci e rumors di una possibile cessione di Twitter: ciò non accadrà nei prossimi due anni.

Tutto ciò apre le porte a nuovi e stimolanti scenari, come spiegato all’interno del blog ufficiale di Twitter: «immaginate di poter seguire un giornalista del New York Times direttamente dalla sua firma, inviare tweet su un video senza lasciare YouTube e scoprire nuovi account Twitter mentre state visitando la home di Yahoo!».

Chissà se questa nuova strategia consentirà a Twitter di recuperare terreno su Facebook, leader incontrastato dei social network.

P2P ‘legalizzati’ in Spagna

17 mar 2010

“I canali P2P sono semplici strumenti a disposizione degli utenti di Internet per la trasmissione reciproca dei contenuti. Sulla base di ciò non può essere stabilita una violazione dei diritti d’autore, tutelati dalle leggi sulla proprietà intellettuale”. È la sintetica posizione di un giudice di Barcellona, che ha recentemente chiuso così un caso iniziato quasi un anno fa.

Il caso è stato sollevato dalla SGAE, una sorta di SIAE spagnola, che aveva notato un insieme di link a file torrent ed Emule sul sito elrincondejesus.com.

Il titolare del dominio già in primo grado aveva dimostrato che il sito non ospitava alcun banner pubblicitario, quindi non era a scopo di lucro, in più aveva sostenuto che i link da lui pubblicati sono riportati liberamente anche dai motori di ricerca.

A rafforzare la convinzione del magistrato l’assenza totale di banner pubblicitari sul sito elrincondejesus.com, che testimonia come l’attività di file sharing generata tramite il sito non abbia portato alcun guadagno economico al gestore.

La sentenza spagnola arriva in un momento delicato della giurisprudenza europea sul tema dei diritti d’autore poiché il parlamento europeo ha votato, qualche giorno fa, una mozione all’interno del progetto noto come ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) teso a uniformare tutte le legislazioni europee in materia di diritto d’autore.

La mozione è stata approvata grazie al voto di 633 votanti a favore e solo 13 deputati contrari.