Con una dichiarazione emessa tramite il suo blog, tanto inaspettata quanto già abbastanza pronosticata, il giovane genio dell’informatica George Hotz ha detto a tutto il mondo mondo di aver portato a termine una sorta di impresa, dal punto di vista del settore và dopotutto ritenuta tale, che non era sin qui riuscita a nessuno: GeoHot, com’è conosciuto nella “scena”, ha detto di aver hackerato la PlayStation 3 di Sony aprendo la strada a software homebrew, emulatori di PS2, gli immancabili loader di dischi pirata e altro ancora.
Dopo i modchip, gli exploit e gli hack a cui si erano già arrese Nintendo Wii e Microsoft Xbox 360, la PS3 era l’unica console di ultima generazione a resistere. Merito, dice GeoHot, di un sistema di sicurezza “piuttosto robusto” che però è finito per capitolare agli sforzi di ingegnerizzazione del celebre cracker dell’iPhone dopo 5 settimane e l’impiego di “hardware molto semplice e software non così semplice”.
Ad oggi la PS3 era l’unica console non ancora modificabile, dato che aveva resistito più delle colleghe Xbox 360 e Nintendo Wii. Microsoft, dal canto suo, ha tagliato fuori gli utenti in violazione con le norme di utilizzo della propria console vietando loro l’accesso alla dimensione Xbox Live con un hardware modificato. Sony al momento non ha dovuto affrontare il problema, ma il momento potrebbe essere vicino.
George Hotz non lesina comunque complimenti alla Sony per il sistema adottato: «3 anni, 2 mesi, 11 giorni… è un sistema di sicurezza interessante». Tanto, infatti, ci è voluto prima che la console venisse “aperta”. Hotz non apporta al momento alcuna prova definitiva del proprio operato, ma al tempo stesso è possibile credergli sulla parola sulla base delle descrizioni e degli indizi apportati. Il ragazzo, infatti, ha spiegato sul proprio blog la natura del lavoro portata avanti, indicando come e perché la violazione sia stata resa possibile attraverso modifiche hardware ed un intervento su codice C++.















