Archivi per la categoria ‘OpenSource’

Due miliardi di dollari per Novell

5 mar 2010

Partenza sprint per il titolo Novell sul listino del Nasdaq, con quotazioni che volano oltre il 25% a 5,94 dollari. A far salire le azioni della società di software è la notizia di un’offerta da 1 miliardo di dollari da parte del fondo hedge Elliott & Associates. Traducendo gli azionisti Novell potranno avere 5,75 dollari per ogni titolo apportato all’offerta.

La proposta giunge dalla Elliott Associates, già oggi controllante l’8.5% del capitale azionario del gruppo. Dalla Elliott Associates giunge un’offerta pari a 5.75 dollari per azione contro un valore prima dell’ultima chiusura a 4.75 dollari (con immediata impennata nelle trattative after-hour).

Secondo il Wall Street Journal, Elliott Associates ha detto al Cda di Novell che il titolo sarebbe “significativamente underperformed”.

Sono passati i fasti di Novell dai tempi in cui il sistema operativo Netware saliva sui server corporate. All’epoca, molto prima del patto con Microsoft, Novell voleva rivaleggiare persino con il colosso di Redmond acquisendo la suite WordPerfect per conquistare le applicazioni desktop e contrastare la corazzata di Microsoft Office. Ma, per competere con Microsoft, Novell entrò nel tunnel del lento declino: NT fu il colpo finale a Novell negli anni ’90.

Le risorse contanti detenute da Novell (circa un miliardo di dollari) sono, poi, secondo gli osservatori, un obiettivo appetibile per quelle società interessate al software open source.

Google, anche gli status di Facebook nelle risultati delle ricerche

26 feb 2010

«La nostra ricerca in real-time permette di trovare notizie fresche nel momento stesso in cui compaiono, anche se non sono le notizie più popolari del giorno»: con queste parole era stata annunciata ad inizio Dicembre l’intenzione di includere nel motore di ricerca i contenuti dei social network. Un po’ di tempo per mettere a punto l’operazione ed ecco che Facebook inizia a fare capolino fra i risultati della web search.

Google, infatti, sembra avere a disposizione un numero minore dei contenuti rispetto a Bing, ma la scelta appare comunque mirata. Quel che Google va a portare sul proprio motore di ricerca (nell’apposito box destinati ai contenuti provenienti dai social network) è infatti un estratto di quanto ricavato non tanto dagli aggiornamenti di status degli utenti, ma piuttosto dalle cosiddette “fans page” (qui quella di Webnews.it). La differenza è importante ed il distinguo è significativo.

I contenuti da indicizzare nel motore di ricerca di Google, quindi, non mancheranno di certo. Secondo quanto spiegato da Amit Singhal, le prossime mosse di Google saranno indirizzate a includere nelle SERP del motore di ricerca anche i contenuti provenienti da MySpace, FriendFeed, Jaiku e Identi.ca.

Google apre Living Stories agli editori di tutto il mondo

18 feb 2010

Grande severità di Google agli editori: da ieri il format ‘Living Stories’ è reperibil in open source per gli editori di tutto il globo. Living Stories è una piattaforma che consente agli utenti internet di seguire lo sviluppo di una certa notizia in modo più interattivo.

Basta scegliere, spiegano a Mountain View, una storia giornalistica di proprio interesse, per esempio ‘La guerra in Afghanistan’, per seguirne lo sviluppo nel tempo.Nel corso degli ultimi due mesi, Living Stories è stato testato in partnership con il New York Times e il Washington Post.

I risultati dell’esperimento con le due testate, spiega il  comunicato sul blog della BigG, sono stati molto positivi: il 75% delle persone che hanno fornito un riscontro sulla loro esperienza d’uso ha detto di preferire il formato Living Stories a quello degli articoli online tradizionali.

“L’esperimento delle Living Stories con il New York Times e il Washington Post ha portato a buoni risultati, quindi siamo molto contenti di essere in grado oggi di rendere questa tecnologia disponibile in modo ampio”, ha detto sull’argomento Santiago de la Mora, Print Content Partnerships Director di Google per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa.

“E’ nostro desiderio trovare strumenti innovativi per permettere agli editori di giornali di offrire contenuti e trovare lettori online, e quello che annunciamo oggi è uno dei tanti sforzi che stiamo facendo in questa direzione”, ha concluso infine.

Mozilla lancia la versione definitiva di Weave

1 feb 2010

I laboratori informatici di casa Mozilla ieri hanno ufficialmente rilasciato al pubblico la versione definitiva di Weave,un add-on per il noto browser Firefox, che si fa avanti come nuovo, e pieno di risorse, strumento per la gestione sicura e la sincronizzazione tra più sistemi dell’elenco dei siti web preferiti (bookmark), delle password (key), della “cronologia” (cookie), delle schede aperte ed quant’altro ancora riguardi la navigazione.

I dati di oggetto della sincronizzazione vengono memorizzati negli archivi di Weave, grazie ad un server remoto e cifrati tramite l’impiego di una parola chiave (“passphrase”) scelta ovviamente dall’utente. La “passphrase” non viene trasmessa in remoto, dato che l’intero processo di codifica e decodifica, secondo quanto dichiarato dagli addetti ai lavori di Mozilla, avverrebbe solo in locale.

Weave in edizione 1.0, che ha richiesto quasi due anni di solo sviluppo, è installabile sin d’ora facendo riferimento al sito web delle estensioni amministrato dalla stessa Mozilla, ed è tranquillamente utilizzabile sui sistemi operativi Windows, Linux e Mac così come su “Fennec” (la versione di Firefox per dispositivi mobili).

Agli utenti che stanno per ora utilizzando le versioni di anteprima di Weave, Mozilla dà consiglio: non altro è che quello di effettuare un backup dei bookmark e di tutti gli altri dati archiviati da parte dell’estensione prima di passare ad effettuare l’aggiornamento definitvo. Inoltre, con la sola eccezione degli utenti della “Release Candidate 4″ di Weave, montando sul vostro pc la release definitiva dell’estensione, questa farà di nuovo un upload completo di tutti i dati presenti.

L’ottima interfaccia del neonato Weave è nettamente più semplice e meno dispersiva rispetto alle primissime versioni. Il software è stato migliorato anche sotto l’aspetto prettamente riguardante le sole prestazioni: Weave provvede a sincronizzare per primi gli elementi ritenuti dall’utente più importanti. La valutazione dell’importanza viene effettuata sulla base di un parametro denominato “frecency”, composto a sua volta dalla frequenza di accesso ad una determinata risorsa e dalla sua “freschezza” (più o meno recente). Per velocizzare ulteriormente le performance, uno speciale meccanismo si incarica di spezzare i dati in più porzioni sincronizzandoli.

Internet: meno Alzheimer con Google

27 gen 2010

Una volta si usava ripetere che imparare a memoria una poesia o una canzone ad esempio, un po’ come abbiamo fatto quasi tutti da piccoli, fosse un buon allenamento per la memoria, così come si diceva che fare calcoli a mano od associare nomi a oggetti e giocare a scacchi fossero ottimi rimedi per non invecchiare cerebralmente. Ora però, nell’era digitale, si affianca a quelle dei nonni un’altra tecnica che stimola la mente ed aiuta a tenere il cervello in allenamento costante ed a combattere l’Alzheimer: effettuare semplici ricerche online su Google

All’interno della comunità scientifica, mentre tra i soliti scettici c’è chi valuta negativamente Internet, considerandolo uno strumento non propriamente adatto alla conoscenza ed alla ricerca, c’è chi, al contrario, è di tutt’altro parere. La ricerca resa nota e pubblicata sul Journal of Geriatric Psychiatry, la rivista ufficiale dell’Associazione dei medici statunitensi, è stata portata avanti brillantemente da un team di ricercatori dell’UCLA (L’ “University of California”).

Gli studiosi hanno sottoposto dei soggetti di età che oscillava tra i 55 e i 75 anni a ben due prove: nella prima il gruppo di “cavie” doveva leggere un libro, nella seconda doveva effettuare delle ricerche online. Mettendo a confronto i due esperimenti, è risultato che durate l’utilizzo dei motori di ricerca, sono aumentati gli stimoli al cervello.

Quindi “l’allena-mente” modello per i nostri neuroni è risultato essere proprio Google che, con la sua impostazione ipertestuale, stimola maggiormente l’attenzione del lettore e impone l’utilizzo di strategie per ricercare le varie informazioni sul web. La mente, quindi, va allenata come se fosse un muscolo vero e proprio e Internet sarebbe il brain training ideale.

La risonanza ha mostrato che, i entrambi i casi, venivano stimolate le regioni cerebrali responsabili del controllo del linguaggio, della memoria e della visione, ma l’uso dei motori di ricerca attiva anche le aree che controllano le decisioni complesse, segno che in questo caso l’attenzione è più sollecitata. “E’ un po’ presto per dire che Google aiuterà a sconfiggere l’Alzheimer – precisa Gary Small, coordinatore dello studio – ma di sicuro l’uso dei motori di ricerca cambia in maniera estensiva i circuiti cerebrali”.

Baidu attaccato da Hacker, e la colpa viene data agli USA

21 gen 2010

Il principale motore di ricerca che circola su Internet in Cina, ovverosia Baidu.com, ha citato in giudizio in un tribunale di New York il suo “service provider” statunitense, il noto Register.com, dichiarandolo reo di non aver fatto il minimo sindacale per difenderlo dagli attacchi dei pirati informatici.

La denuncia di Baidu, pubblicata in data odierna sul loro sito web, si rifà ad un episodio accaduto lo scorso 12 Gennaio, quando é stato inarrivabile per circa quattro ore, ma è palese il collegamento con la vicenda che nei giorni scorsi ha avuto al centro il suo più potete concorrente straniero, il supercolosso ‘americano’ Google.

Baidu non ha elencato cifre e dati, ma stando alla stampa mandarina nelle quattro ore di black out la compagnia avrebbe perso guadagni per circa sette milioni di yuan (che corrispondo a circa 700mila euro). L’offensiva contro Baidu è stato in seguito “recriminato” dagli hacker della “Iranian Cyber Army”, un gruppo che in passato era riuscito nell’intento di sabotare il noto sito di social network che cinguetta, Twitter, mandandolo nel caos per qualche ora. Si suppone che l’Iranian Cyber Army sia finanziata dal governo di Tehran, dato che Twitter è stato uno degli strumenti usati dagli oppositori iraniani per organizzare le manifestazioni contro il governo dei mesi scorsi.

Perché abbia colpito i cinesi di Baidu rimane, però, tutt’ora inspiegabile. Ma la battaglia tra hacker iraniani e cinesi (questi ultimi hanno subito risposto, attaccando a loro volta i siti del governo iraniano e diffondendo slogan favorevoli all’opposizione) si svolge su una scena non primaria nel contesto. Sotto i riflettori della stampa rimane sempre Mister Google, che all’inizio della settimana ha minacciato di mettere fine alle sue operazioni in Cina, dopo essere stato vittima di gravi attacchi al suo sito di posta elettronica, la nota e diffusissima “G – mail”.

Negli attacchi, che provenivano dalla Cina, sono stati presi di mira dissidenti mandarini, attivisti per i diritti umani e, negli ultimi giorni, anche alcuni corrispondenti di giornali stranieri che lavorano in Cina. Google ha detto chiaramente che “discuterà” con le autorità cinesi di una possibilità non remota, di gestire in Cina un sito non sottoposto alla censura e agli attacchi degli hacker che lavorano per il governo di Pechino.

La compagnia americana ha precisato che, contrariamente a quanto sostenuto da una parte della stampa cinese, i suoi uffici in Cina stanno in questo momento “lavorando normalmente” e che nessuno dei 70 dipendenti è stato licenziato. Google ha però confermato che é in corso un’ indagine interna alla compagnia, lasciando intendere che qualcuno dei suoi dipendenti in Cina potrebbe essere stato coinvolto nel sabotaggio

Già si parla di Firefox 4.0

19 gen 2010

Firefox 3.7 non dev’essere fatto. Il grafico dell’evoluzione del noto ed usatissimo browser Mozilla, infatti, sembra aver subito una leggera modifica ai fini strategici, che come conseguenza ha la vita della release 3.6, che sarà allungata al fine di avvicinarsi poco alla volta a quella che sarà la Milestone 4.0.

«Firefox 3.6 verrà arricchito di mese in mese (i minor update dovrebbero arrivare ogni 4-6 settimane) con novità non sempre minori. Ad esempio sarà distribuito come update minore il primo passo verso il multi-thread. Mentre la divisione in thread indipendenti di ogni tab e pagina arriverà solo con Firefox 4.0, Mozilla intende anticipare in parte questo passo spostando su processi separati l’esecuzione dei plugin, come il Flash Player di Adobe»: così questa fase di transizione è stata discussa su oneOpenSource, facendo ben notare però come non tutte le novità possono al momento essere immesse sul browser, e che quindi direttamente sulla grande Firefox 4.0 sarà possibile entrare in contatto con tutte i nuovi pregi in termini sviluppo presso i nuovi uffici Mozilla.

Le date diffuse indicano la disponibilità della versione ufficiale di Firefox 3.6 nel giro davvero di pochi giorni, se non ore: la Release Candidate è infatti già disponibile, il che dovrebbe indicare tempi stretti per la versione “gold” (le date più probabili sono il 19 ed il 26 Gennaio). Firefox 4.0, invece, è al momento previsto per il quarto trimestre dell’anno: la release 3.7 avrebbe dovuto spezzare l’attesa, invece occorre attendersi una versione 3.6 aggiornata ed arricchita a ritmo pressoché mensile («Arriverà invece prima il supporto al multiprocessore e ai processori dual e quad core, che offrirà una netta accelerazione del codice Javascript»).

L’obiettivo primario del gruppo è il raggiungimento di un nuovo tipo di struttura che permetta di gestire i plugin in processi separati, portando così maggior sicurezza e stabilità al browser (Flash in primis, in quanto indicato come causa di almeno il 50% dei crash del browser). Firefox 3.6 accompagnerà i primi passi, Firefox 4.0 completerà l’opera a tempo debito. In questa scelta strategica a farne le spese è Firefox 3.7.

Attacchi per i browser di Microsoft e Google

16 gen 2010

Google, in collaborazione di una trentina di note aziende di vertice statunitensi, è stata negli ultimi giorni oggetto di attacchi informatici, con lo scopo di impossessarsi di informazioni riservate ed destabilizzare, come nel caso specifico del gigante di Mountain View, la corretta funzione di alcuni servizi web.

Nella serata di ieri Microsoft ha pubblicato una sorta di bollettino di sicurezza, con il quale viene spiegata agli utenti la situazione, informandoli dell’esistenza di una vulnerabilità critica, ed ancora irrisolta, in Internet Explorer. “Abbiamo stabilito che Internet Explorer è stato utilizzato come uno dei vettori di attacco nei confronti di Google e delle reti di proprietà di altre aziende”, ha affermato Mike Reavey  (direttore del Security Response Center (MSRC) della società guidata da Steve Ballmer).

Qualche ora prima, l’antivirus McAfee aveva diffuso una nota piccola, dove si annunciava in anticipo il rilascio del bollettino Microsoft, e spiegando inoltre come la vulnerabilità di recente scoperta, in Internet Explorer 6.0, 7.0 e 8.0, fosse già stata impiegata  (nel periodo ch va tra la metà di Dicembre ed il 4 Gennaio) per condurre gravi attacchi nei confronti di diverse realtà aziendali USA.

Nella bacheca avvisi del sito della Microsoft viene specificato come l’unica versione di Internet Explorer che non ha subito il danno, causato da questi attacchi,  sia la 5.01 (sistemi Windows 2000) mentre tutte le altre, dalla 6.0 a salire, evidenzierebbero la stessa ed identica lacuna per quanto concerne la sicurezza del broswer.

Tuttavia McAfee ci illustra come ad essere principalmente bersagliata sia stata proprio l’ormai vecchia  poco usata versione 6.0 del browser di Microsoft. Inoltre, sui sistemi operativi Windows Vista e Windows 7 le conseguenze di un eventuale attacco sarebbero di gran lunga più limitate rispetto ad un XP.

Gli attacchi, stando alla versione di Google, avrebbero origini cinesi: proprio queste continue aggressioni, che si accoderebbero alla politica di dura censura imposta da Pechino, starebbero spingendo l’azienda di Mountain View a salutare una volta per tutte il Paese asiatico.

L’”operazione Aurora”, così è stata chiamata da McAfee, suppone la probabile presenza di elementi comuni nei campioni di codici infetti analizzati e precedentemente usati per sferrare gli attacchi,  sembra un’abile  azione coordinata.

McAfee non esclude che oltre ad Internet Explorer gli aggressori abbiano fatto ricorso ad altri vettori di attacco. La società iDefense aveva in precedenza fatto riferimento ad Adobe Reader. L’azienda di proprietà di VeriSign spiega di aver rilevato documenti PDF maligni utilizzati per provocare il download e l’esecuzione di malware sfruttando una vulnerabilità di sicurezza del programma di Adobe.

Con una nota ufficiale, però, a differenza di Microsoft, Adobe nega fermamente che gli aggressori abbiano fatto leva su Reader per condurre attacchi nei confronti di molte aziende statunitensi.

VLC Player e Audacity: gestite meglio audio e video sul vostro pc

14 gen 2010

Continuiamo nella nostra ricerca di software gratuiti per migliorare i servizi offerti dal pacchetto del nuovo sistema operativo Windows Seven.

Come già detto in precedenti articoli, lo sviluppo di questo nuovo OS da parte dei tecnici Microsoft ha seguito delle direttive,  che l’hanno reso  il più possibile veloce e leggero, a discapito dell’installazione di tanti programmi, che erano invece inclusi nelle precedenti versioni.

(continua…)

E’ il momento della Microsoft

10 gen 2010

Si è aperto il Ces 2010 a Las Vegas e il boss di Microsoft, Steve Ballmer, ha aperto l’incontro con il suo solito discorso che stavolta ha affrontato tante tematiche passate, presenti, ma soprattutto future. La premessa necessaria ha riguardato la crisi del 2009 che ha causato recessioni economiche come non se ne vedevano da anni, ma ormai il periodo nero è superato e l’hi tech sta tornando prepotentemente di moda.

Il discorso si è poi incentrato sulle future uscite del colosso di Redmond e le strategie di mercato che porteranno Microsoft a svolgere un ruolo cardine e a tutto tondo nel mondo della tecnologia. Il primo punto da snocciolare, in numeri e previsioni, non poteva che essere Windows 7. “Un successo incredibile” ha detta di Ballmer il quale ha dichiarato che nessun sistema operativo della storia ha avuto così tante vendite e indici di soddisfazione in così poco tempo.

Poi si è parlato degli ormai chiacchierati tablet che Hp lancerà sul mercato in primavera. Ballmer ha spiegato che saranno portatili come un telefono, ma con la potenza di un pc e Windows 7. In più la novità sarà l’utilizzo totalmente in touch-screen. Che stia arrivando un degno rivale dell’Iphone? Di sicuro Apple dovrà mettersi in guardia perchè nel corso del 2010, Microsoft invaderà svariati ambiti tecnologici, come ha evidenziato Ballmer nel suo discorso. Pc, portatili, telefonia e sistemi operativi per auto grazie alle nascenti collaborazioni con Kia, Fiat e Ford.

Ballmer punta moltissimo sul probabile successo di Project Natal, la piattaforma per il motion sensing dovrebbe rappresentare una rivoluzione per l’intrattenimento video ludico e potrebbe essere commercializzata proprio nel 2010, anche se non prima delle feste di Natale.

Inoltre, grazie ad un recente accordo commerciale, Bing sarà il motore di ricerca di default in tutti i computer prodotti dalla HP mentre MSN sarà configurato come portale predefinito.

Inoltre una frase chiave del monologo è stata “il 2010 sarà l’anno più importante per la Xbox.” Questo perchè le vendite sono aumentate, il nuovo sistema Natal, che permetterà di giocare tramite il corpo e gli occhi, verrà presto lanciato e in più, la console Microsoft è già diventata un box tv interattivo, grazie al software Mediaroom, già usato da 4 milioni di famiglie americane.