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Google, mappe per chi va in bici

Google, mappe per chi va in bici

Google ha lanciato una nuova modalità di navigazione sulle Google Maps dedicata agli amanti della bicicletta rendendo cosi più facile per i ciclisti la possibilità di poter pianificare gli itinerari in oltre 150 città americane tra cui Boston, Chicago, Los Angeles, New York, San Francisco, Portland e Washington, DC.
Secondo Mountain View sarebbe l’opzione maggiormente richiesta [...]

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Panasonic Lumix G2 e G10: trapelano i dettagli

Panasonic Lumix G2 e G10: trapelano i dettagli

Panasonic ha presentato due nuove fotocamere Micro Quattro Terzi della gamma Lumix. Le nuove Micro Four Thirds sono la “touchscreen” DMC-G2 e la superleggera G10; entrambi supportano la risoluzione video 720p la G2 integra un display touchscreen per un più pratico controllo.
La principale novità rispetto alla G1 è la possibilità di registrare video HD 1280 [...]

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YouTube si vuole sottotitolare

Google ha proprio deciso di mettere a frutto le proprie tecnologie di riconoscimento vocale: in un futuro, che secondo l’azienda non è troppo lontano, sarà la base per il primo traduttore universale per telefoni; per ora serve a mettere in automatico i sottotitoli ai video di YouTube.

Nel giro di pochi giorni parte dei video ospitati da YouTube vedranno comparire l’opzione per visualizzarne i sottotitoli. Basterà cliccare sul bottone “cc” e scegliere in che lingua vederli, tra una lista che include anche l’italiano. In questa prima fase ad essere abilitati saranno solo i filmati in lingua inglese, ma nel blog ufficiale di YouTube, gli sviluppatori annunciano che con il tempo questa funzione verrà allargata ad altre lingue.

Quella per generare sottotitoli è, peraltro, una tecnologia in sviluppo da molti anni, e che attualmente è ritenuta in stato avanzato ma non ancora perfetta, soprattutto nei casi in cui a non essere perfetta è la traccia audio del filmato. Lo sa, d’altronde, anche Google: “Non è una soluzione completa ma un passo verso la reale soluzione – afferma il Googler Mike Cohen – uno spelling non corretto non è sempre un problema e altre volte è anche divertente”.

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Ascoltare e Scaricare Musica Gratis

Puniz.com … un idea semplice ma rivoluzionaria ti permette di ascoltare milioni di tracce musicali presenti in video sul famosissimo portale di videosharing.
In pratica, un’interfaccia estrememente semplice ti permette di ricercare il nome di un’artista o il titolo di un brano e, dopo pochi attimi, il player di Puniz te lo farà ascoltare. Hai anche la possibilità di scaricare il brano nei formati FLV, MP4 o 3GP.
Ma le sorprese non sono ancora finite: ora in Home Page è possibile scaricare il client “Puniz player” che ti permetterà di fare le ricerche, ascoltare i brani, creare personali playlist, salvarle ed ascoltarle quando vuoi direttamente sul tuo PC.
PUNIZ…. semplice e Gratuito!!!

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Google, anche gli status di Facebook nelle risultati delle ricerche

«La nostra ricerca in real-time permette di trovare notizie fresche nel momento stesso in cui compaiono, anche se non sono le notizie più popolari del giorno»: con queste parole era stata annunciata ad inizio Dicembre l’intenzione di includere nel motore di ricerca i contenuti dei social network. Un po’ di tempo per mettere a punto l’operazione ed ecco che Facebook inizia a fare capolino fra i risultati della web search.

Google, infatti, sembra avere a disposizione un numero minore dei contenuti rispetto a Bing, ma la scelta appare comunque mirata. Quel che Google va a portare sul proprio motore di ricerca (nell’apposito box destinati ai contenuti provenienti dai social network) è infatti un estratto di quanto ricavato non tanto dagli aggiornamenti di status degli utenti, ma piuttosto dalle cosiddette “fans page” (qui quella di Webnews.it). La differenza è importante ed il distinguo è significativo.

I contenuti da indicizzare nel motore di ricerca di Google, quindi, non mancheranno di certo. Secondo quanto spiegato da Amit Singhal, le prossime mosse di Google saranno indirizzate a includere nelle SERP del motore di ricerca anche i contenuti provenienti da MySpace, FriendFeed, Jaiku e Identi.ca.

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Yahoo abbraccia Twitter

Yahoo intende integrare Twitter nella sua collezione di siti web, nell’intento di rendere più attraente il suo servizio grazie alle opzioni del popolare social network.

La collaborazione permetterà ai navigatori della rete di visualizzare e pubblicare i messaggi di Twitter direttamente dai siti di Yahoo.

La parola d’ordine degli ultimi 12 mesi per Yahoo!, ma non solo, pare essere “social”. Dopo aver raggiunto un accordo simile con Facebook, ora è Twitter ad essere entrata nella grande famiglia di Yahoo!, almeno per quanto riguarda la condivisione di alcuni servizi come la possibilità di cinguettare e di aggiornare il proprio profilo di Twitter dalle pagine dei siti del terzo motore di ricerca al mondo.

“Provo a sintetizzare l’enorme importanza di questa integrazione in un massimo di 140 caratteri: apri la porta sul mondo social. Grazie a Yahoo! puoi trovare le esperienze personalmente più rilevanti per te – ha spiegato Bryan Lamkin, vicepresidente dell’azienda di Sunnyvale – Semplifichiamo, inoltre, la vita online degli utenti, collegando i mondi delle loro esperienze al mondo stesso, per renderli più facilmente accessibili”.

Facebook e Twitter, che ha dichiarato lunedì che i suoi utenti scrivono circa 50 milioni di “tweet” al giorno, minacciano il predominio di Yahoo e Google, fortemente dipendenti dalla vendita degli spazi pubblicitari.

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Google presa di mira da università cinesi

L’NSA statunitense è stata capace di stanare i luoghi di origine degli attacchi hacker che hanno avuto come vittima prediletta Google (GMail) durante il Gennaio scorso. Tutto sembrerebbe essere stato scaturito da un’università e da un istituto professionale cinese, anche se ancora non si dato un nome ed un cognome ad un mandante.

Il caso che vede ancora oggi contrapposti Google ed il Governo di Pechino per il cyber attacco ad alcune caselle e-mail di GMail appartenenti ad attivisti politici cinesi ha ora una origine certa.

Il primo focolare sarebbe la Shanghai Jiaotong University, che attualmente dispone di uno dei migliori dipartimenti di scienze informatiche del paese. Come riportato dal NYT, i suoi studenti hanno battuto quelli di Stanford in una gara di programmazione organizzata da IBM.

Il secondo è la Lanxiang Vocational School, sita nell’area orientale del paese asiatico. Fondata con il supporto dell’esercito, la Lanxiang gestisce un network a sua volta gestito da un’azienda molto vicina a Baidu, il principale motore di ricerca cinese nonché competitor di Google sul territorio.

Pronte le risposte cinesi: Peng Bo, a nome del dipartimento responsabile del web dell’Ufficio informazione del Consiglio di Stato ha respinto le accuse come “sciocchezze senza fondamento“, ricordando che la Repubblica popolare cinese è tra i Paesi più colpiti da attacchi lanciati dagli hackers di tutto il mondo.

I media hanno dedicato spazio anche alle novità introdotte nel codice penale cinese, che l’anno scorso ha dato un giro di vite contro i reati commessi attraverso Internet.

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Scongiurato un attacco hacker al web

E’ soltanto grazie alla rapidità e alla professionalità di un ingegnere con qualifica nella sicurezza informatica, Alex Cox, se quello che poteva essere tranquillamente il più grande attacco hacker della storia è stato buttato, fortunatamente, all’aria.

Cox, che è agli ordini della NetWitness (azienda a stelle e strisce che si occupa della sicurezza su internet), ha infatti scoperto che circa 2500 aziende sparse per 196 Paesi, avrebbero subito l’attacco degli hacker, per un totale di circa 75.000 computer e server infettati.

I danni causati dalle intrusioni non sono ancora stati quantificati né è ancora chiaro quali e quanti dati siano stati sottratti. Si sa soltanto che tra le aziende colpiti ci sono nomi importanti come le aziende farmaceutiche Merck & Co e Cardinal Health e la cinematografica Paramount, mentre l’elenco dei Paesi più colpiti vede in testa Arabia Saudita, Messico, Usa, Egitto e Turchia.

Gli hacker puntavano, attraverso l’immissione di virus, ad ottenere i dati di accesso alle e-mail, numeri di carte di credito, dati aziendali in particolare di quelle operanti nel settore farmacologico ed informazioni tecnologiche.

L’attacco, nonostante sembra non sia andato a buon fine, era comunque già iniziato in Germania circa un anno fa: lo spyware responsabile è lo ZeuS.

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Vodafone attacca Google

Ogni giorno si aggiunge qualcuno all’ormai lunghissima lista dei “nemici” di Google. L’ultimo ad accordarsi è un pezzo grosso del mondo dell’hi-tech, dato che parliamo del colosso della telefonia Vodafone: l’amministratore delegato del gruppo britannico, Vittorio Colao, all’interno un’intervista al Wall Street Journal fa polemica contro il motore di ricerca, reo secondo lui di monopolizzare il mercato della pubblicità online.

Colao chiede alle autorità antitrust di fare attenzione al dato pazzesco che “l’80% della publicità online finisce su un unico canale”, cioè su Google. “Riguardo a Google – dice l’AD di Vodafone – dobbiamo essere in grado di accordarci liberamente sulla catena del valore”.

L’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt replica al collega, dicendo che la percezione che la sua azienda stia cercando di danneggiare le compagnie wireless è sbagliata e che lavorare con Google nel settore della banda larga puo’ diventare molto redditizio: “Vi assicuro – insiste – che le società di telefonia mobile potranno avere in molti modi un ritorno di profitti”.

Ma gli attriti fra Google e gli operatori Tlc sono aumentati da quando, all’inizio dell’anno, il gruppo di Mountain View ha immesso sul mercato lo smartphone Nexus One, che vende direttamente ai clienti (almeno negli Usa) via internet.

Il mercato wireless, secondo il Ceo di Vodafone, è invece molto competitivo: ci sono 3, 4, 6, fino a 12 concorrenti: “Abbiamo offerto anche open access ai MVNO (gli operatori mobili virtuali, ndr), come Virgin Mobile, che è diventata un reale concorrente”. Discorso diverso per la telefonia fissa: le reti devono essere aperte, la Net neutrality è importante, ma deve esserci flessibilità. “Se un operatore vuole offrire il Voip, non deve poterlo fare meglio di un servizio di telefonia su internet di terze parti”.

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Verizon va in contro a Skype

Verizon Wireless, operatore telefonico americano, ha deciso di collaborare con Skype, ed ora molti dei suoi abbonati potranno finalmente effettuare chiamate telefoniche attraverso Skype su nove smartphone selezionati, a partire dalla fine di Marzo.

Lo hanno comunicato proprio ieri durante il Mobile World Congress 2010: le due società hanno realizzato una nuova applicazione sempre attiva, chiamata Skype Mobile. Il client sarà disponibile per i possessori dei seguenti modelli RIM (Research in Motion): BlackBerry Storm, Storm 2, Curve 8330, Curve 8530, 8830 World Edition e il Tour 9630. Sarà inoltre reperibile sul Droid Motorola, HTC Droid Eris e la Devour Motorola.

“Verizon Wireless offrirà ai suoi clienti statunitensi la migliore esperienza Skype sul mobile – ha detto senza mezzi termini Josh Silverman, CEO del client legato al VoIP – Si tratta di un cambiamento radicale nel modo in cui le persone chiameranno i propri amici e familiari, a livello internazionale”.

Intervistato da Bloomberg qualche ora prima dell’evento spagnolo, Silverman ha prima di tutto fatto notare come già gli utenti di iPhone abbiano detto che l’applicazione di Skype fosse una delle più scaricate, 12 milioni di download in soli due mesi. L’esempio sarebbe dunque significativo, dovrebbe – citando le parole di Silverman – insegnare agli operatori che un’amicizia con Skype vale più di un tesoro.

Le chiamate saranno effettuate sulla rete di Verizon Wireless voce, e non dovrebbero impattare negativamente sulla qualità globale della rete, secondo John Stratton, Executive Vice President e Chief Marketing Officer di Verizon Wireless.

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