Ne parlammo già qualche settimana fa, in uno dei nostri articoli (lo trovate a questo link). Ebbene, prosegue la battaglia legale che presenta gli editori agitarsi contro i giganti del web. E’ notizia delle ultime ore che si è addirittura intromesso anche il Governo francese, con la proposta di immettere nel sistema economico nazionale una piccola imposta fiscale per chi vende pubblicità online. Questa presa di posizione è stata subito ribattezzata «tassa Google», dal momento che a Mountain View gestiscono più della metà delle inserzioni pubblicitarie in rete.
La «tassa Google» è una delle 22 indicazioni che si trovano all’interno del rapporto consegnato ieri dalla Commissione Zelnik nelle mani del Ministro della Cultura transalpino, Frédéric Mitterrand. Lo scorso Settembre, Mitterrand aveva istituito una commissione presieduta da Patrick Zelnik, con lo scopo di rendere migliore l’offerta di beni culturali online e trovare formule più dirette di retribuzione per chi produce contenuti sul web.
Con l’istituzione di una trattenuta fiscale che oscilla tra l’1% e il 2% sulla pubblicità online, si potrebbe dare inizio ad un fondo per finanziare chi produce opere d’ingegno, suggerisce. La commissione prevede uno stanziamento di 50 milioni di euro per il 2010: gran parte dei proventi (tra i 10 e i 20 milioni di euro) dovrebbero arrivare proprio dalla mitica «tassa Google» che, oltre alla BigG andrebbe a colpire anche altri giganti statunitensi, come la stessa Microsoft, Yahoo ed il social network Facebook.
«Le proposte della Commissione Zelnik susciteranno certamente reazioni accese», aveva annunciato il Ministro Mitterrand mettendo le mani avanti. Da parte dell’establishment culturale d’Oltralpe il rapporto è stato subito ben accolto. «Juste», giusto, titola oggi il quotidiano Liberation, in un editoriale in cui il direttore sottolinea che non si tratta di demonizzare Internet, ma di andare oltre il modello attuale in cui «chi produce contenuti sostiene le spese, mentre i distributori ricevono i profitti. I primi devono affrontare conti in rosso, precarietà, licenziamenti, i secondi accumulano montagne di soldi».
Nonostante tutto c’è chi fa notare apertamente alcune piccole incongruenze della decisione del governo francese: gran parte dei contenuti presenti online sono prodotti da dei semplici utenti, che condividono le proprie opere senza appartenere a nessuna categoria e senza il sostegno di un’etichetta. Per loro non è prevista nessuna ricompensa quindi, cosa che va molto controcorrente rispetto a quelli che dovrebbero essere gli ideali del provvedimento.
Secondo più di un esperto nel settore, difficilmente il provvedimento potrà entrare in azione prima dell’Aprile 2010.















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