Facebook oscurato nella sede del PD

16 gen 2010

Alla fine è durato solo poche ore il clamoroso oscuramento di Facebook all’interna della prestigiosa sede del Partito Democratico, sito in largo del Nazareno a Roma. Ieri mattina era stata decisa una sorta di chiusura del social network. Il motivo? Troppi dipendenti lo usavano perdendo tempo, invece di lavorare. Per ordine del nuovo tesoriere, il bersaniano Antonio Misiani, era stato vietato l’accesso, utilizzando un semplice filtro al server  (un po’ come in Cina, questione che ha suscitato non poche polemiche) nessun pc nella sede poteva più collegarsi  a Facebook.

Durante la pausa pranzo però sembra che ci sia stato un piccolo contrordine, come si è notato tramite un’uscita pubblica dell’ufficio stampa: “la chiusura è stata una scelta fatta dal Partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura”.

“E’ paleolitica l’idea che Facebook non venga considerato di utilità alle attività del partito”, ha commentato bruscamente il consigliere della regione Lombardia del Pd, Giuseppe Civati. “Non ci si rende conto – continua l’onorevole – che gli ultimi grandi movimenti spontanei di questi mesi, come il NoBday o lo sciopero degli immigrati, siano nati proprio su Facebook”.

Il consigliere regionale infine mette in evidenza come impedire l’accesso al social network “equivale a perdere il contatto con tantissimi militanti attivi del partito”, ed aggiunge “con quei circoli del Pd che hanno creato un proprio profilo per generare interesse e sinergie intorno alle attività del partito.

La novità inoltre, certo, non è stata accolta con grande entusiasmo, anche perché, come già detto, Facebook è stato un utile strumento insieme a Twitter per la campagna delle primarie sia di Pierluigi Bersani sia del suo principale sfidante, Dario Franceschini. E non solo. Un eventuale oscuramente fisso e duratura di Facebook, sicuramente impedirà ai dipendenti di passare troppo tempo inutile sul proprio profilo, ma allo stesso tempo potrebbe mettere in serie difficoltà proprio alcuni dirigenti e parlamentari del partito, che, impegnati in Aula o nelle delicatissime attività di partito, lasciano il computo di aggiornare le proprie pagine dai collaboratori che lavorano nella sede romana. E le pagine dei vari parlamentari hanno un ruolo ormai chiave, nel sempre più dominante panorama del web.

Dopo la Cina anche il PD chiude le porte davanti alla tecnologia avanzate, sono le scelte giuste e prudenti, o solo paure infondate?

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Un Commento a “Facebook oscurato nella sede del PD”

  1. domy scrive:

    mi servono soldi

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